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Corte
Palasio
Sbadiglia Fabio. Ha sonno. La testa casca all'indietro. Non la sa controllare. Ha appena mangiato, ma non ha usato la forchetta. Non gli è servito il biberon e neanche la bocca. Ha preso una pappa liquida, bianca, già pronta, attraverso un sondino collegato allo stomaco. Fabio è così. Ha una malattia che non gli consente di mangiare normalmente. Non cammina e non parla. Fissa la baby sitter con i suoi sottili occhi scuri. Poi si allarga in un sorriso che spezza il cuore: ha visto la copertina del suo cartone preferito. Ha tre anni e la sindrome di West, un'epilessia grave che colpisce un bambino su 150 mila. Oltre ad essere epilettico non cammina, non parla, non controlla il capo e non afferra gli oggetti. Gli hanno messo una valvola nello stomaco per farlo mangiare: il cibo gli finiva nei polmoni e gli venivano sempre le broncopolmoniti. Ha rischiato di morire. I genitori Vittorio e Michelina Muroni, che vivono a Cadilana, frazione di Corte Palasio, sono disperati. Hanno deciso di uscire dall'isolamento e lanciare un appello di solidarietà. Rivolgersi al cuore grande dei lodigiani per portare il bambino in America e ridargli un futuro. «Qui in Italia lo considerano spacciato - commenta la mamma di Fabio -. La nostra vita è un inferno. Tanto vale tentare questa cura praticata in Florida. Lì nostro figlio potrà entrare in camera iperbarica per l'ossigenoterapia e fare fisioterapia. Gli specialisti hanno detto che potrà diventare un bambino normale. Abbiamo visto il caso di Riccardo Pio, aiutato da Al Bano, dell'altro Riccardo e di Francesco». La storia di Fabio, dice la mamma, è legata alla sua vita intrauterina, anche se i medici non lo confermano. «Ero alla 32esima settimana di gravidanza - racconta ancora piena di collera - stavo camminando per strada e stavo benissimo. Non so perché mi è venuto in mente di andare a fare un tracciato. In ospedale mi hanno visitata ed ero già dilatata di 4 o 5 centimetri. "Dobbiamo farla partorire", mi hanno detto in reparto. Poi mi hanno sottoposto al tracciato. L'ostetrica però finiva il suo turno, mentre usciva e mi salutava dal corridoio ha lanciato un'occhiata veloce al tracciato. Ha urlato ed è corsa subito a chiamare i colleghi. Immediatamente la mia stanza si è riempita di medici. Era scomparso il battito cardiaco. Cosa sta succedendo? Niente, niente. Poi il cuore ha ripreso a pulsare e mi hanno fatta partorire in modo naturale, il giorno dopo. Era il 29 maggio. Quando è nato Fabio pesava 3 chili, ma aveva il viso completamente nero. Poi l'hanno messo nell'incubatrice». Quando è tornato a casa, il bimbo non riusciva a prendere peso. «Mi sono accorta che scuoteva la testa - racconta la mamma - allora l'ho portato dai medici, ma non capivano che cosa avesse. Mi sono rivolta a Lodi, ho chiesto un encefalogramma, mi hanno chiamata alle cinque della mattina: "Signora venga in ospedale con suo figlio, subito: ha una forma di epilessia grave". La mia è una vitaccia». È napoletana Michelina. Forse lo spirito mediterraneo, positivo, le dà la forza per andare avanti. Da quando è nato Fabio sono in ospedale con lui una media di 6, 7 volte all'anno. Spesso ha la broncopolmonite, ha avuto problemi di pressione. Poi gli hanno messo il sondino e ha rischiato l'infezione. Sono stata a Pisa, Napoli, al Gaslini, a Roma, Caserta e ora sono seguita dalla clinica De Marchi di Milano». Due volte la settimana Fabio fa fisioterapia e nuoto alla fondazione Danelli. «Purtroppo - lamenta la mamma - due ore per lui sono poche. Tre volte al giorno deve fargli l'aerosol, mettergli la mascherina per dilatargli i polmoni, schiacciargli la gola per farlo tossire e lavargli il naso con una pompetta di gomma. Per la cura americana servono circa 240 mila euro all'anno. Mio marito Vittorio però è operaio, interinale. Gli hanno rinnovato l'incarico per un anno. Prende 800 euro. Come facciamo? Io facevo le pulizie all'Asl, ma ho preso un permesso di due anni concesso ai genitori di figli disabili. Per accudire il mio bambino». Chi non l'avrebbe fatto? Fabio ora si è tranquillizzato e dorme con le braccia abbandonate intorno al collo di Michelina. In attesa di un futuro migliore.
Cristina Vercellone |